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Perché la storia di Dj Fabo è come quella di un cervello in fuga

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djfabo
Fabiano Antoniani

Cittadini senza Stato, questo forse siamo? La storia straziante di Dj Fabo, simile a quella di decine di altre persone che sono state costrette a morire in esilio, lontano da casa, è né più né meno la storia di un Paese dalle libertà negate. Anzi, dai diritti inesistenti o, nel migliore dei casi, dimezzati. Fatte le dovute proporzioni, l’assenza di un diritto al suicidio assistito, o quantomeno a esprimere delle volontà chiare su come essere o non essere curati se in certe condizioni, è l’altro lato della medaglia di un mutilato diritto alla vita.

Insomma Fabiano Antoniani, e la sua scelta di enorme dignità e profondissimo dolore, è diventato un emblema – un altro, dopo Luca Coscioni, Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro – dei molti fronti in cui la nostra esistenza in Italia si sta pian piano trasformando in sopravvivenza. Non solo nell’ambito della salute e dello stato personale – penso alla polemica sull’assunzione di medici non obiettori al San Camillo di Roma per garantire il diritto all’aborto, un autentico cortocircuito – ma anche sotto il profilo dell’identità, della realizzazione, della qualità della vita.

Penso su tutte le ragazze e i ragazzi che devono scappare all’estero per costruirsi un percorso intimo e privato prima ancora che professionale, sganciandosi dall’abbraccio obbligato dei genitori e cercando contesti in cui burocrazia, miserie di potere e corruzione non abbiano sbarrato le poche opportunità sopravvissute al 40% di disoccupazione giovanile. Ne parlava, in una lettera piuttosto controversa ma almeno su questo punto molto chiara, il trentenne di Udine che si è suicidato all’inizio di febbraio.

Ma penso anche a una vecchiaia maltrattata, con il 60% dei pensionati che percepisce meno di 750 euro al mese. E che spesso fanno pure da supplenti agli asili, laddove altri diritti – quelli dell’infanzia – nella faticosissima prassi quotidiana vengono disattesi. Questa si chiama sopravvivenza, né più né meno. E penso alla quantità di situazioni in cui – dall’emergenza abitativa, subappaltata alle mafie cittadine, all’incertezza del giudizio e della pena – i diritti di cittadinanza vengono massacrati. Molti, almeno sulla carta, esistono. Quello al testamento biologico e in generale al fine vita non è mai stato neanche preso in considerazione dal Parlamento. Per tutti, si è destinati a un calvario quotidiano.

In poche parole, nella sfera delle libertà soggettive viviamo più in uno Stato etico che non di uno Stato di diritto pienamente giunto a maturazione: un muro di gomma che giustifica se stesso, disegna percorsi obbligati pieni di ferite e domanda al cittadino di rinunciare alla sua stessa vita.

È la battaglia dei diritti – perché quella di Dj Fabo questo è stato: chiedere al sistema una strada di legalità e anzi di libertà per compiere la sua volontà – che s’intreccia alla crisi dell’economia, della società e delle coscienze. E che disegna un Paese da cui bisogna fuggire per molte ragioni – esprimere le proprie potenzialità e qualità, trovare un lavoro decente, decidere del proprio corpo in piena coscienza, vivere un’esistenza più rispettata, in una parola: scegliere – ma sempre e comunque con un minimo comun denominatore: cercare nell’esilio volontario o meno qualcosa che qui dovrebbe esserci e invece non c’è.

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Le diagnosi di autismo sono in aumento, ma che cosa significa davvero?

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(Foto: Donat Sorokin/Getty Images)
(Foto: Donat Sorokin/Getty Images)

Il tema della prevalenza dell’autismo tra i più giovani è tornato al centro dell’attenzione negli Stati Uniti dopo che il presidente Donald Trump ha affermato, qualche giorno fa, che si sta assistendo a “un enorme aumento dell’incidenza dell’autismo nei bambini”. Limitandosi alle diagnosi, l’affermazione è corretta e confermata dalle valutazioni statistiche di molte università (tra cui quella di Penn State in Pennsylvania), che hanno notato un inesorabile aumento dei casi certificati dal 2000 in poi. In meno di vent’anni si è passati dallo 0,3% all’1,5% di casi certificati, prendendo come riferimento l’età di 8 anni. Oggi si stima che nelle scuole circa 1 bambino ogni 66 abbia ricevuto una diagnosi di autismo, con una prevalenza molto più alta nei maschi.

Il numero di diagnosi è però l’effetto combinato di una serie di fattori, che vanno dagli aspetti di natura clinica a quelli burocratici, amministrativi e sociali. Un’analisi più approfondita delle dinamiche di questo fenomeno ha portato a concludere che una buona – se non la maggior – parte dell’aumento dei casi non è da attribuire a una reale crescita dell’incidenza dell’autismo.

Ecco alcuni punti da tenere presenti per affrontare la complessità della questione.

1. L’autismo include un ampio spettro di sintomi
Quando si parla di autismo o di disturbi dello spettro autistico si include un ampio ventaglio di possibilità, che vanno dalle difficoltà nell’interazione sociale ai deficit nella comunicazione, dai difetti di concentrazione ai problemi nello svolgimento di compiti ripetitivi. Inoltre è molto variabile la gravità di questi sintomi, che può andare da un lieve disturbo fino ai casi più gravi. A volte vengono considerati sintomi dell’autismo anche il nervosismo dovuto a un cambio della routine quotidiana, la lentezza nella costruzione delle frasi e la povertà di competenze linguistiche. Il solo conteggio dei casi, dunque, fornisce una fotografia molto parziale dell’attuale situazione.

2. La diagnosi dell’autismo non è basata su parametri clinici quantificabili
Fino a oggi i ricercatori non sono riusciti a trovare un aspetto neurologico, genetico o un sintomo che sia univocamente associabile all’autismo. Analisi del sangue, screening cerebrale o altre indagini cliniche non permettono di stabilire la presenza o l’assenza del disturbo. Sono in corso tentativi più o meno promettenti di diagnosi clinica, ma la prudenza è ancora d’obbligo. Di conseguenza, la diagnosi si basa sul buon senso, sull’esperienza e sulla soggettività del medico che si occupa della valutazione, con il solo aiuto dei criteri guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, che definiscono in linea generale che cosa si debba intendere con autismo.

Non solo medici diversi possono giungere a conclusioni opposte, ma uno stesso medico potrebbe compiere valutazioni differenti da un anno all’altro a causa del continuo aggiornamento delle già citate linee guida internazionali. Citando uno dei dati raccolti da FactCheck.org, quasi il 60% dei bambini visitati dieci anni fa e dichiarati non autistici ora riceverebbe una diagnosi positiva.

3. Oggi c’è più consapevolezza sull’autismo
Medici e famiglie hanno via via acquisito consapevolezza dell’esistenza e delle caratteristiche di questo disturbo. Si tratta di un aspetto culturale indubbiamente positivo, che potrebbe però essere la causa principale dell’aumento dei casi registrati. Se in passato l’autismo era poco considerato, è naturale che i casi riconosciuti fossero in numero inferiore. A sostegno di questa tesi, alcuni studi scientifici hanno dimostrato una correlazione tra il numero di casi di autismo e altri fattori sociali quali il grado di istruzione della popolazione, il numero di pediatri e la sinergia tra scuole e ospedali.

4. C’è una progressiva ri-catalogazione delle diagnosi
Il dato sull’autismo, da solo, racconta solo una parte della storia. Statistiche alla mano, l’aumento dei casi di autismo è andato di pari passo con la diminuzione delle diagnosi di altri disturbi, quali la disabilità intellettiva e il ritardo mentale. Il calo di queste diagnosi sarebbe sufficiente a giustificare almeno i due terzi dell’aumento dei casi di autismo. I disturbi citati condividono buona parte dei sintomi, quindi spesso la catalogazione dei pazienti è a discrezione del medico che si occupa della diagnosi.

5. L’aumento dei casi, in parte, potrebbe essere reale
Nonostante le numerose spiegazioni che giustificherebbero l’aumento delle diagnosi come effetto di fattori sociali e burocratici, secondo gli scienziati è comunque plausibile che i pazienti autistici siano davvero in crescita. Alcuni studi hanno infatti dimostrato un legame tra l’incidenza dell’autismo e l’età dei genitori. I dati sui papà non permettono di affermare con certezza che ci sia un invecchiamento, mentre per quanto riguarda le mamme l’aumento dell’età media al momento del parto è senza dubbio aumentata negli ultimi vent’anni, per lo meno tra Europa e Stati Uniti.

6. Non esiste alcun legame con le vaccinazioni
Qui su Wired è già stato scritto a più riprese, ma ancora una volta vale la pena di ribadire che le teorie sulla correlazione tra vaccini e autismo sono del tutto infondate e basate su una frode scientifica da parte del medico inglese Andrew Wakefield nel 1998. Anche se il legame con le procedure vaccinali è stato molte volte smentito, Donald Trump ha spesso ventilato l’idea di una responsabilità dei vaccini nell’aumento dei casi di autismo. Tra le tante spiegazioni possibili, questa è senz’altro una bufala.

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SpaceX vuole mandare due turisti in orbita attorno alla Luna

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(Foto: Matt Cardy/Getty Images)
(Foto: Matt Cardy/Getty Images)

Fin da piccolo sogni di andare sulla Luna? Bene, perché presto potrebbe diventare realtà. Basta pagare un’ingente somma e chiedere aiuto a Elon Musk, il fondatore di SpaceX. Entro il 2018, infatti, la società invierà per la prima volta nella storia due turisti spaziali (civili quindi e non astronauti) in orbita intorno alla Luna, per poi far rientro sul nostro pianeta.

La missione, che segnerebbe il primo ritorno del genere umano nei pressi della Luna in 45 anni, sarà finanziato dai due turisti, che, ha raccontato Musk “hanno già versato un notevole deposito”. I due per ora vogliono rimanere anonimi, ma l’addestramento e le visite mediche necessari per la gita spaziale dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno.

Se tutto andrà secondo i piani di Musk, la navicella usata si baserà sulla capsula Crew Dragon, che effettuerà il primo viaggio senza equipaggio verso la Stazione spaziale internazionale alla fine dell’anno. La navicella sarà scortata dal razzo Falcon Heavy, il cui test è programmato per quest’estate. La partenza avverrà proprio a Cape Canaveral, dove partirono le missioni dell’Apollo. La missione consisterà nell’orbitare per una settimana intorno alla luna in un viaggio di circa 682mila chilometri, prima di tornare sulla Terra. Una missione che potrebbe rivelarsi un passo importante per l’obiettivo di SpaceX di portare gli esseri umani su Marte entro il prossimo decennio.

È interessante notare inoltre che questa missione è sulla buona strada per battere la prossima missione della Nasa, che ha in programma di inviare nuovamente i suoi astronauti intorno all’orbita lunare nel 2020 o forse 2019. Tuttavia, tra Nasa e SpaceX non c’è alcuna competizione, tiene a precisare Musk: “Non sono sicuro se partiremo prima o dopo la Nasa”, spiega. “Ma non penso che sia davvero la cosa importante. Credo che ciò che conta è l’avanzamento dell’esplorazione dello spazio. Più siamo, meglio è”.

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Le mappe della metro di Londra sulla tastiera del computer

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(Foto: Sa Metro)
(Foto: Sa Metro)

Per geek, per hipster, per appassionati di urbanistica, per feticisti del souvenir comprato online o per amanti dei colori: le tastiere per computer che riproducono le mappe della metropolitana andrebbero a genio a tutti. SA Metro è il nome di questo set di tastiere alle quali vengono applicati i colori della celebre Underground di Londra. Sarebbero tre per ora le edizioni previste, che coprirebbero con tanto di linee sfalsate il livello dei tasti.

Gli oggetti di design per chi digita a un certo livello, non sono ancora sul mercato: prima dovranno passare il vaglio di Massdrop, dove possono essere preferite ad altri progetti. Se lo stop al televoto le dichiarasse vincitrici, allora saranno prodotte da Signature Plastics.

Le linee delle metropolitane spesso ispirano progetti creativi – come le icone minimal della serie Mini Metro Maps – e il progetto in questione diventa ancor più calzante se si pensa che si riferisce a una delle infrastrutture più connesse e belle al mondo.

Il progetto ha anche un sottotitolo geniale: “Mind the Cap”.

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6 app che ti fanno risparmiare quando fai la spesa

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Foto: Getty Image
Foto: Getty Image

Fare la spesa non è mai stato così caro. Gli italiani non vedevano un aumento simile sul proprio carrello della spesa da otto anni. Di contro i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, secondo i dati provvisori dell’Istat, aumentano infatti dell’1,1% su base mensile e del 3,1% su base annua (era +1,9% a gennaio). Per trovare una crescita tendenziale maggiore bisogna tornare a febbraio 2009, quando l’incremento era stato del 3,3%.
In questo contesto, la tecnologia ci viene incontro, fornendo delle soluzioni che possono permettere di risparmiare sulla spesa.

Prima regola d’oro: prima di recarsi al supermercato, bisogna controllare le offerte. Doveconviene è l’app che vi permette di conoscere tutte le promozioni dei negozi della zona: grazie alla geolocalizzazione, il sistema permette di sfogliare i volantini dei supermercati più vicini e di scoprire quali prodotti sono in offerta, con la possibilità di salvare le ricerche e gli sconti preferiti per averli a disposizione in ogni momento.

Anche l’elenco degli acquisti da effettuare va gestito in maniera intelligente: l’app La lista della spesa è definita dagli utenti semplice e geniale: permette di condividere la propria lista della spesa con altri dispositivi tramite sms, Telegram e mail. Poter condividere la lista degli acquisti che devono essere effettuati per la casa permette di ottimizzare il budget, si evitano doppioni e si riducono gli sprechi.

Anche le carte fedeltà messe a disposizione dalla GDO sono una grande opportunità per il risparmio: con Stocard potete gestirle tutte e vedere le offerte collegate a una certa fidelity card, di settimana in settimana.
Non tenere traccia di tutte le piccole spese quotidiane incide sul bilancio familiare a fine mese. TiFrutta, la prima app “cashback” in Italia, permette invece di guadagnare soldi acquistando i prodotti delle marche che aderiscono al progetto. Non buoni sconto ma denaro contante spendibile liberamente come e dove si vuole. Ogni giorno l’app seleziona le promozioni, dopo basta comprare l’oggetto nella lista, fotografare lo scontrino e TiFrutta sarà in grado di riconoscere le informazioni e farti accumulare credito. L’app ha partnership con importanti marchi come Barilla, Ferrero, Monini, Ponti, Findus, Sanpellegrino e altri ancora; ogni 3 settimane oltre 70 nuovi prodotti vengono inseriti nella vetrina delle offerte.

In questo contesto meritano di essere menzionate anche altre iniziative online, che permettono ai consumatori di organizzare gruppi di acquisto solidale e risparmiare sull’acquisto dei prodotti, dando anche una mano alle piccole imprese locali. Kalulu è il social network che permette di accorciare le distanze tra produttore e consumatore, grazie alla promozione della filiera corta e un contatto diretto tra chi coltiva e chi consuma. L’iscrizione è semplice: basta indicare il proprio CAP e si verrà informati di volta in volta delle offerte più vicine. Altra iniziativa che si basa sull’individuazione dei Gas (Gruppi di acquisto solidale) locali è L’Alveare che dice Sì: con più di 900 alveari (per alveari si intendono i punti dove sono presenti produttori che aderiscono all’iniziativa) presenti in Italia, la rete di vendita di prodotti locali permette ai cittadini di produrre, distribuire e consumare in modo sano e sostenibile. Il tutto con il supporto di internet e dei social network.

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