mario scappaticcio, @maticciofive

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(foto: via getty images)

Una sentenza del Tribunale di Ivrea, si apprende oggi, ha riconosciuto il nesso tra uso scorretto del cellulare e sviluppo di un tumore. Ad annunciarlo gli avvocati dello studio legale torinese che ha seguito la causa su cui si è espressa il tribunale piemontese.

L’Inail è stata quindi condannata a pagare una rendita perpetua da malattia professionale al dipendente di Telecom Italia a cui è stato diagnosticato un tumore dopo aver usato per 15 anni il cellulare, senza alcun tipo di protezione, per più di 3 ore al giorno. Quindi, il giudice del lavoro ha riconosciuto il nesso tra uso scorretto del cellulare e malattia, un neurinoma.

Repubblica cita il protagonista del caso, che racconta:“per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di 20 e 30 minuti, a casa, in macchina. Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all’udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore. Ora non sento più nulla dall’orecchio destro perché mi è stato asportato il nervo acustico” .

Il neurinoma del nervo acustico è infatti un tumore benigno che interessa l’ottavo nervo cranico che è formato da due rami, quello cocleare, per l’udito, e quello vestibolare per il mantenimento dell’equilibrio. Tra i sintomi della malattia, su cui incidono le dimensioni del tumore e la compressione eventuale di altre strutture nervose, l’abbassamento delle capacità uditive, ma anche ipertensione endocranica e, quando la compressione riguarda il nervo trigemino, disturbi della sensibilità faccia o paresi in caso di compressione del nervo facciale.

Il dipendente della Telecom che ha vinto la causa a Ivrea spiega infatti che che “all’inizio pensavo di essermi preso un’infezione all’orecchio ma poi ho capito che la cosa era bene più grave”.

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