mario scappaticcio, @maticciofive

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pornografia
(Foto: MANJUNATH KIRAN / Stringer / Getty Images)

Una domanda da un milione di dollari: quanto, di tutto l’internet, riguarda il porno? Quasi tutto? Meno di quanto sembri, o un giorno qualcuno dirà “Qui, una volta, era tutto porno”? Una delle difficoltà principali risiede nella presenza di analisi che offrono proporzioni del tutto differenti: se questo è fisiologico nelle ricerche di ogni settore, il porno aumenta il livello di difficoltà, attirando a sé estremismi maggiori, connessi alla morale, per così dire. I diversi punti di vista più recenti sono stati messi a raccolta dall’Association of Internet Research Specialists, che ha evidenziato i diversi approcci al tema.

Covenant Eyes, per esempio, produttore di software per il monitoraggio dell’attività online dei figli (o dei partner), ha partorito una ricerca che sembra ripetere: “Non c’è scampo, qui è tutto un porno”. Secondo l’azienda, nel 2015, in tutto il mondo, ci sono state più di due miliardi di ricerche web sul porno e il 20% delle ricerche da mobile erano per contenuti pornografici. Qualche aspetto della ricerca tradisce un taglio editoriale spiccato, come il risultato per cui il 56% dei divorzi avrebbe visto coinvolto uno dei due coniugi (più spesso l’uomo, ça va sans dire) per un ossessivo interesse per il porno. Altra evidenza della ricerca sarebbe che “a differenza dei compagni fedeli, gli adulteri hanno due volte di probabilità in più di essere abituali spettatori del porno online”. Al fianco di questo apocalittico parallelo tra i tradimenti e il porno contro la perfetta armonia di coppia, un dato che sembra scollegato dalla realtà:

Il 90% dei ragazzi e il 60% delle ragazze a 18 anni sarebbero già esposti al porno su internet

Stessa operazione quella di InternetSafey101/Enough is Enough, che si descrive sola come “il leader nazionale nel rendere Internet un posto sicuro per i bambini e le loro famiglie” (sono anche sostenitori di Trump). Secondo questa realtà, “i siti porno attraggono più visitatori di Amazon, Netflix e Twitter messi insieme”; il “30% di internet è porno”. E ancora, secondo loro, dal 2005 al 2013, le ricerche con “teen porn” sono triplicate e sono 500mila al giorno.

Sull’altro fronte, ricerche dal taglio maggiormente laico raccontano sì l’estrema facilità di reperire porno online (ma questo succede da decenni), senza connetterlo troppo a matrimoni messi a repentaglio da una vera e propria schiavitù nei confronti del settore.

Isolando la domanda “hai visto contenuti pornografici nell’ultimo anno?” inserita nel General Social Survey (GSS), sondaggio attivo dal 1973 a livello nazionale negli Stati Uniti, un ricercatore dell’Università dell’Indiana ha evinto che internet abbia cambiato sì l’accesso, ma non per forza l’intensità del consumo. Se durante il decennio pre-esplosione della rete (1987-1997), il 32% degli uomini aveva risposto “sì”, nei successivi 12 anni (1998-2010), la cifra era del 34%, in aumento del 2%.

Le ricerche conservatrici sembrano allarmiste, ma questa, per contro, sembra troppo poco rappresentativa. Probabilmente, è una questione cronologica (il 2010, ormai, è lontano). Anche secondo gli autori di “A Billion Wicked Thoughts: What the Internet Tells Us About Sex and Relationships” che hanno tracciato le ricerche di tutto il mondo tra il 2009 e il 2010, il 13% di queste riguardava la pornografia. Chiedendo riscontro a grandi motori di ricerca, avevano infatti stimato la percentuale tra il 10 e il 15%.

Da un lato, la cultura conservatrice tende a esasperare i concetti, dall’altro, la presenza di infinite sfumature dell’area dell’intrattenimento per adulti (per esempio: le ricerche sul sesso in generale, vengono conteggiate? In che misura?) rendono difficile definire i contorni.

Nel 2013, 14,7 miliardi di visitatori hanno visto 63,2 miliardi di video, 1,68 milioni all’ora

Restando nel recinto specifico dei video pornografici, nel 2014 Wired ha raccolto i dati di PornHub, uno tra i siti più grandi al mondo: in quell’occasione, la community manager del sito aveva stimato che PornHub trasmettesse in streaming circa 5000 terabyte al giorno. “L’equivalente di 200mila film in Blu-ray”.

E PornHub è “solo” una delle voci presenti sul mercato. Mercato sul quale, quali che siano le sue reali dimensioni online, ha sempre un faro puntato addosso: nel Regno Unito ultimamente è acceso il dibattito in merito al Digital Economy Bill, che include, nella sua attuale stesura, l’obbligo per i siti porno di verificare l’età degli utenti. Se da un lato la protezione dei minori è una priorità, dall’altro il tracciamento getta ombre sulla protezione della privacy degli utenti.

The post Quanto porno si trova online? appeared first on Wired.

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