mario scappaticcio, @maticciofive

Allenatore ed ex giocatore di pallavolo.
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Chi è il tipico giocatore di Magic? Nerd, brufoloso, tendenzialmente antipatico, con occhiali e occhiaie? Uno “sfigato”, quindi? Sarà che non sono mai stato un fan dei luoghi comuni o dei pregiudizi ma varcando la porta del Grand Prix Bologna, evento al quale ho partecipato da speranzoso giocatore, oltre che da curioso giornalista, non mi è sembrato di entrare nel palazzo reale della sfiga. Tutt’altro.

Io e altri 1800 giocatori — insieme a 70 persone, tra arbitri e staff di Legacy Premier Events — abbiamo affollato la fiera cittadina per tre giorni in quello che è a tutti gli effetti un festival, più che un torneo, del popolare gioco di carte collezionabili. Entrando nel mega capannone in cui era organizzato l’evento, l’atmosfera era quella di una enorme fiera, con la maggior parte dello spazio coperto da tavoli da gioco. Ovunque, per centinaia di metri, solo tavoli. Da venerdì a domenica, dalla mattina alla sera, quei tavoli hanno ospitato giocatori di tutte le età, sesso ed estrazione sociale, intenti a mischiare i propri mazzi per giocare terre ed evocare creature. Non solo per competere, ma soprattutto per divertirsi.

1800 giocatori
(Foto: Alessandra Farina)

La sfida vera è cominciata alle 9 del sabato mattina, orario non proprio amico del nerd stereotipato, forse sarà questo il motivo delle tante occhiaie. Una voce chiede di trovare in fretta il proprio tavolo: sembra un esame universitario. Tutti col proprio zainetto e le proprie paure si muovono all’unisono per prendere posto.

Chi arriva tardi perde a tavolino, non ci sono sconti

Un hobby davvero trasversale: succede solo in Italia
Un hobby davvero trasversale: succede solo in Italia (Foto: Alessandra Farina)

Da lì a poco vengono consegnati i sei pacchetti di carte che rappresentano per ogni giocatore la speranza: se trovi qualche “bomba”, cioè qualche carta molto potente, le tue possibilità di vincere aumentano. Ma ancora non è tempo di divertirsi, si può sbagliare ed essere eliminati prima ancora di cominciare. Per evitare imbrogli bisogna infatti scrivere su un apposita lista le carte che il proprio avversario “sbusterà” davanti a noi. Per questo compito c’è poco tempo e l’occhio degli arbitri è inesorabilmente puntato su eventuali scorrettezze, esattamente come quello dei professori più smaliziati cercava di soffermarsi su “bignami” o calcolatrici strane. Livello di tensione massimo.

Gp Bologna - magic
(Foto: Alessandra Farina)

In verità i “judge“, così vengono chiamati, sono bravissimi. Perfettamente riconoscibili nell’enorme sala dalla loro divisa, sono scattanti, gentili, sempre sul pezzo. La loro presenza rassicurante non infastidirebbe mai ma, anzi, mi ha cavato di impaccio più di una volta. Una squadra internazionale che vigila sul corretto andamento delle competizioni con una professionalità rara. Tra l’altro è curioso notare come molte siano ragazze, con una percentuale maggiore rispetto alle giocatrici, effettivamente non tantissime.

La squadra dei mitici "Judge" al completo!
La squadra dei mitici “Judge” al completo! (Foto: Alessandra Farina)

Le ragazze non sono qui solo per arbitrare, ma anche per battere qualche record: al secondo turno, vicino a me è seduta Diana

Diana, 10 anni, è la giocatrice più giovane iscritta all’evento principale

Diana ha 10 anni e sogna di diventare una Pro!
Diana ha 10 anni e sogna di diventare una Pro! (Foto: Alessandra Farina)

Tutti vogliono una foto con lei: il suo sorriso è illuminante. Tutti tranne il suo avversario, un tedesco abbastanza antipatico che pretendeva che un judge osservasse ogni minuto della loro partita in quanto Diana non sapeva leggere l’inglese e qualcuno doveva spiegarle cosa facessero alcune carte. “E se suo padre mentre traduce l’effetto della carta le desse anche dei consigli su come giocare la partita?”. Tornando ai nerd sgradevoli dell’incipit, era uno di loro.

Si perché c’è anche questo tipo di personaggio, pronto a tutto pur di prendersi un minimo vantaggio e davvero poco incline ad una conversazione normale pre o post partita. È solo un gioco, anche se ci sono 50mila dollari di montepremi in palio.

Il giocatore di Magic più competitivo, invece, è solitamente ben lontano dallo stereotipo nerd: è quasi una star, perché sente che gli occhi di tutta la community, così come i flash e le telecamere, sono per lui e si adegua di conseguenza. Questo succede soprattutto in Italia, dove il gioco è entrato nel cuore di una massa molto diversificata di persone.

Il vincitore del main evento è italiano ed è un completo outsider: Corrado de Sio
Il vincitore del main evento è italiano ed è un completo outsider: Corrado de Sio (Foto: Alessandra Farina)

Magic è una livella, ci giocano tutti: dal metallaro al fighetto, dall’imbruttito all’eccentrico

Ingegneri con la passione della strategia, appassionati di giochi fantasy, chi ha il pallino della competizione e chi invece si è semplicemente lasciato affascinare dai disegni delle carte. C’era una mamma che partecipava al torneo con più convinzione del figlio che aveva accompagnato e addirittura qualche nonno, magari amante della briscola o tressette, alla scoperta di terreni inesplorati. Un hobby trasversale con una grande lezione da insegnare: ciò che lo rende fantastico sono i giocatori.

Sono fortunato: questa foto è stata scattata durante una delle poche partite che ho vinto
Al torneo non sono stato fortunato, ma questa foto è stata scattata durante una delle poche partite che ho vinto

Partecipando ad eventi simili negli anni incontri spesso molte delle persone che sono già state tuoi avversari — e compagni di viaggio. Li ricordo perché ognuno ha un vezzo particolare: c’è chi fa scivolare con velocità le carte le une contro l’altre per “fare come i pro”, chi mette le terre davanti alle creature, chi tocca continuamente il mazzo ricompattandolo per poi metterlo in una posizione precisa.

C’è chi urla, chi piange, chi si dispera dopo ogni partita e chi la prende come viene cercando semplicemente di divertirsi

GP Bologna - players
(Foto: Alessandra Farina)

Ad ogni nuovo evento li vedi crescere e un po’ ti vedi crescere con loro. Al primo GP al quale abbia mai partecipato non ero ancora padre; al quinto —questo di Bologna — ho già provato più volte ad insegnare a mio figlio di cinque anni le regole basilari del gioco. Il prossimo, chissà, magari verrò accompagnato da lui: puntiamo ad un nuovo record, il giocatore più giovane ad aver mai vinto un evento simile.

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