mario scappaticcio, @maticciofive

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Spoiler sulla trama della 1a puntata della 7a stagione di Game of Thrones

Gli episodi iniziali di ogni stazione di Game of Thrones sono fondamentalmente l’allegoria di un gruppo di lottatori che prendono posizione e si preparano al prossimo scontro. L’aspettativa si mescola con la voglia di riprendere le fila, di capire dopo mesi di attesa, trailer e immagini cosa è successo dopo l’ultima scena della stagione precedente. Un’attesa che di solito viene ripagata da episodi in cui fondamentalmente succede poco, salvo un paio di colpi di scena, mentre i pezzi si riposizionano sulla scacchiera, ma che l’aspettativa rende comunque piacevoli.

Prima ancora della sigla si parte col botto, chiudendo il cerchio una vendetta che in molti aspettavano da lungo tempo e che per i primi secondi inganna lo spettatore, facendogli credere di trovarsi di fronte a un flashback.

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Poi inizia il grande gioco del “vediamo dove eravamo rimasti”. Gli Stark Jon e Sansa devono trovare l’equilibrio tra due caratteri completamente diversi ed esperienze opposte. Il primo ha paura di ciò che arriva da Nord, la seconda sa cosa succede se ignori il Sud. Sarà molto interessante capire come si evolverà la loro relazione e di sicuro Ditocorto cercherà in tutti i modi di mettersi nel mezzo. Dall’altra parte i Lannister si sentono accerchiati, Cersei e Jaime ormai sono due estranei con un sacco di parenti morti alle spalle e devono cercare nuove soluzioni per sopravvivere. Il loro segmento è probabilmente quello più interessante, sia dal punto di vista recitativo che psicologico, soprattutto se consideriamo chi è andato a bussare alla loro porta proponendo un’allanza decisamente pericolosa.

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Messi da parte i due contendenti è il turno di Samwell Tarly, la cui triste vita da stagista della Cittadella ci viene mostrata in un comico montaggio in stile Ricomincio da capo. Tuttavia sarebbe sbagliato giudicarlo un personaggio minore, visto che Game of Thrones ci ha più volte ricordato che anche il più piccolo ingranaggio può essere fondamentale nel grande disegno, e così sarà anche per il buon Sam, ne siamo sicuri. Lo stesso vale per Thoros di Myr, Beric Dondarrion e un gradito ritorno che non vi sveliamo. Ancora lo scopo della Fratellanza senza vessilli non è ben chiaro, ma il segmento che li vede protagonisti ci offre la possibilità di dare maggiore peso ai fondamentali cambiamenti che stanno avvenendo nel cuore di un loro compagno di viaggio.

Interessante, ma abbastanza inutile ai fini della storia, una scena dedicata a  un gruppetto di soldati Lannister che per una volta non sono visti come assassini e stupratori (con una comparsata d’eccellenza). Una sorta di morale sulla guerra dei ricchi, che alla fine è fatta da poveri e spesso da gente comune, anche quando ha la divisa di un altro colore.

E infine arriviamo alla chiusura, una lunga, solenne e silenziosa scena in cui seguiamo Daenerys mentre si avvicina a Dragonstone, tocca per la prima volta la terra calpestata dai suoi antenati, cammina lungo le sale che li hanno visti vivere e morire e prende finalmente il suo posto dove le compete. Non una parola, non un gesto fuori posto, solo l’emozione del ritorno a casa, la consapevolezza di avere di fronte lo scontro più duro e che tutto ciò che è stato fatto finora non è niente rispetto a ciò che deve ancora venire. Le sue uniche parole, proferite di fronte alla mappa su cui Stannis decideva le sue mosse, sono le nostre parole. Quell’“Iniziamo?” è lo sparo che dà il via all’ultima corsa di Westeros.

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In Dragonstone non accade poi molto, se escludiamo la sequenza iniziale, alla fine fa ciò che gli viene chiesto: preparare il palco per ciò che deve arrivare con una spettacolare vendetta, nuove strane alleanze all’orizzonte e un ritorno a casa. D’altronde ormai Game of Thrones ci ha abituato a un ritmo che ricorda molto quello di una slavina. Per ore interminabili sembra tutto fermo, immobile, poi improvvisamente da una piccola crepa nasce una valanga che travolge tutto in pochi minuti.

La situazione nei Sette Regni non è mai stata così complessa e nessuno, neppure la Madre dei Draghi, ha la certezza matematica della vittoria. Questo senza considerare che il vero pericolo, quello che arriva dal Nord e che porta con sé anche giganti non morti, sembra ancora troppo sottovalutato dalla maggior parte dei partecipanti al gioco del trono. La speranza è che questa stagione, vista la sua brevità, metta maggiore carne al fuoco nelle prossime puntate, il tempo stringe.

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