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(Foto: flickr.com)
(Foto: flickr.com)

A inizio 2016, secondo fonti vicine a entrambe le aziende e raccolte da Business Insider International, Google ha messo sul piatto 30 miliardi di dollari per acquisire Snapchat, prodotto di punta di quella azienda che a settembre dello stesso anno avrebbe cambiato nome in Snap Inc. e che sei mesi dopo, a marzo del 2017, sarebbe stata quotata al New York Stock Exchange (Nyse). Ancora prima, siamo nel 2013 ovvero 2 anni dopo l’avvento di Snapchat, Google aveva già provato a mettere nel carrello della spesa la startup di Evan Spiegel, questa volta offrendo 4 miliardi di dollari.

A maggio del 2016, quindi poco dopo il naufragio della trattativa da 30 miliardi di dollari, Snapchat ha chiuso un ennesimo finanziamento che ne ha portato il valore di mercato a 20 miliardi e, per quanto BigG abbia cercato di mantenere un profilo basso, vi ha partecipato tramite CapitalG, il fondo venture che appartiene all’orbita di Alphabet.

Al netto della partecipazione di Google nel round di investimento, sia BigG sia il Ceo di Snap Inc., negano di avere intavolato trattative anche se, conclude Business Insider International, Google avrebbe lasciato l’assegno di 30 miliardi di dollari in bella vista sulla scrivania di Spiegel fino a quando questo non ha scelto di percorre la strada dell’Ipo.

Spiegel ha rifiutato, sempre nel 2013, i 3 miliardi offerti da Zuckerberg. Secondo voci di corridoio mai definitivamente confermate anche la cinese Tencent Holdings avrebbe messo sul piatto una grossa cifra: 4 miliardi di dollari per comprare Snapchat. Sia Tencent sia Alibaba hanno partecipato ai round di finanziamento della startup, la prima con 60 milioni di dollari, la seconda con 200 milioni.

Arriviamo al presente, un momento critico per Snap Inc., dopo due semestrali pessime l’azienda vale 15,94 miliardi, meno della metà dei 33 miliardi di capitalizzazione del giorno dell’Ipo e il titolo è scambiato a 13,35 dollari, il 45% in meno dei 24,48 dollari del primo giorno di contrattazioni. Difficoltà che erano facilmente prevedibili, come avevamo scritto, e che fanno di Snap Inc. un’azienda debole dal punto di vista finanziario, senza intaccare il grande potenziale innovativo.

Rete sociale
Google ha sempre voluto una rete sociale, ne sono prova Google Plus e i quasi dimenticati Google Buzz e Orkut. Una voglia che è sempre rimasta tale e che occorre soddisfare, perché gli inserzionisti non disdegnano i social e perché i video, soprattutto grazie all’impegno di Zuckerberg per farli proliferare anche su Facebook, non sono più dominio incontrastato di YouTube.

Video
I video ricoprono un’importanza sempre più strategica sia per fare crescere e consolidare la base utenti, sia per catalizzare le potenzialità di storytelling degli inserzionisti. A BigG fanno gola i 175 milioni di utenti attivi giornalieri di Snapchat e Snap Inc. in questo momento non può ignorare Google Plus, piattaforma che per i piani alti di Mountain View è tutt’altro che morta e sulla quale il gruppo californiano continua a investire.

A dimostrarlo è il restyling a cui è stata sottoposta a inizio 2017. Consolidare le due esperienze, con un ponte a due corsie che le unisca a YouTube, potrebbe essere un modo per limitare lo strapotere di Facebook.

Pubblicità online
Il mercato della pubblicità online ha un valore di 229,25 miliardi di dollari e una previsione di fatturato pari 225,48 miliardi nel 2020, una cifra che fa gola a tanti e che al momento vede Snapchat occuparne circa l1,8%. Segnale chiaro che, da sola, l’applicazione di Spiegel non può essere il terzo che gode nella lotta tra Facebook e Google.

Monetizzazione
Sia Snapchat sia YouTube sono alle prese con la questione monetizzazione, le cui rispettive potenzialità non sono mai state sfruttate appieno. Immaginare uno scenario in cui le funzioni di Snapchat vengano introdotte nei prodotti di Google con un motore di ricerca per le Storie e una sincronizzazione tra queste e appositi canali YouTube, sarebbe una spinta alle entrate e al tempo di permanenza online degli utenti.

Cloud
Infine Snap Inc. utilizza l’architettura cloud di Google, un impegno che ha un peso economico (400 milioni di dollari l’anno) e uno funzionale: pure essendo elastica, la nuvola di BigG può porre un freno alle necessità di espansione di Snapchat che, di fatto, potrebbe virare su una struttura proprietaria non appena i conti dovessero permetterlo. Snap Inc. è uno dei clienti più importanti di BigG, perderlo sarebbe un danno al prestigio più che al portafogli.

Il presidente del consiglio di amministrazione di Alphabet, Eric Schmidt stravede per Spiegel e per Snap Inc., un amore né segreto né fresco, risale infatti al 2012 quando la startup stava muovendo i primi passi ma il grosso limite è la voglia di indipendenza di Spiegel. Un Ceo sicuro di sé e pronto ad affrontare le sfide del mercato. Convincerlo a cedere ai richiami delle sirene di Mountain View appare difficile.

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Profilo dell'autore

mario scappaticcio, @maticciofive
Allenatore ed ex giocatore di pallavolo.
Appassionato di tecnologia, informatica ed informazione.
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