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Tra probabilità e statistica.

Non ricordo con precisione da quando ho dismesso i panni dell’atleta per vestire quelli da responsabile di area tecnica. Credo che oggi utilizzare il sostantivo ‘allenatore’ sia troppo generico, riduttivo e semplicistico, anche se non vi nascondo che a me piace.

Quel sapore di combattente capace di tutto pur di soddisfare l’esigenza di un popolo, di una società che pronti a metterlo da parte alla prima difficoltà riescono a donargli l’importanza relativa che merita. E non importa se il lui o la lei sono soli da sempre, vogliono stare soli. E da questo concetto vorrei sviluppare un desiderio nuovo di intendere ‘area tecnica’.

Ricordo molto bene quando il solo allenatore si poneva al centro di tutto: apertura palestra, controllo pressione palloni, montaggio rete, sistemazione attrezzatura. E non è un ricordo sbiadito, chi combatte nella trincea del ‘Sto arrivando!’ conosce molto bene quanto, tecnicamente e non solo, le associazioni sportive delle categorie e delle serie si fondando e sopravvivono grazie a loro. Si sostituiscono anche allo stesso martoriato pavimento laddove ce ne sia bisogno. E la loro vera professionalità svanisce, non si ha più il tempo di migliorarsi, non si studia come ottemperare alla passione di vedere un atleta crescere attraverso la creazione e l’utilizzo di esercitazioni migliori.

Un ‘semplice’ lancio per una battuta, uno spostamento laterale senza che i piedi si avvicinino troppo ad eseguire un primo tocco di ricezione utilizzando un bagher laterale. Lavorare su quel movimento di piedi, su quel lancio in maniera naturale senza pensare ad altro che ad essi. Scomporre il movimento, chiudere gli occhi per immaginarne le scie, ascoltarne le traiettorie.

Ebbene parlare di traiettorie: le mie elucubrazioni. Da giocatore pensavo seriamente di essere un artista. Mi viene da ridere. Pensavo di disegnare traiettorie, e più le mie capacità mi mostravano difficoltà risolte più mi spingevo oltre. Disegnavo, disegnavo con ‘allenatori’ che mi permettevano di temperare palloni. Chiudevo gli occhi e immaginavo, li riaprivo e provavo. Sognavo di migliorare, sognavo di non smettere mai di farlo. Ora rifletto.

Sappiamo bene quanto le difficoltà forgiano restituendoci la dimensione esatta del sacrificio che sfocia in passione e che, ne sono certo, ognuno pagherebbe moneta per provare che lancio e spostamento dopo la noiosa ripetitività si trasformano in ‘farfalle’ sopravvivendo molto più dei canonici sette giorni. Ho conosciuto da giocatore atleti che ad una tecnica non proprio sopraffina applicavano il coraggio e miglioravano, vincevano le loro paure tecniche adattando tutto ciò che avevano e che potevano al peggio. Si accettavano piangenti sconfitte sognando, aggrappandosi a quel coraggio di avere paura sicuri che un giorno ci avrebbe migliorato. E non parlo di giocatori o atleti ma di uomini.

Vorrei parlarvi quindi della mia seconda ossessione oltre al naturale delle traiettorie. Conoscersi per conoscere. Lo studio della propria squadra è il primo passo per studiare altri. Lo studio di se stessi, strategicamente e in un gioco di squadra, credo sia decisivo per imparare a conoscere gli altri.

Ebbene, cosa e come analizziamo? Cosa utilizziamo?

Ho stilato un modello, non cosi difforme da tanti altri ma un mio modello, che utilizzo nel campionato di serie B con la squadra e la società per cui lavoro.

Attraverso questo modello, costantemente migliorabile, con dei dati probabilmente superflui che spero siano sempre poco fuorvianti, ecco la coscienza e la conoscenza dei numeri. Il dettaglio e l’interpretazione del gioco attraverso semantica e simmetrie con cervello, occhi, mani e quindi valutazioni dello Scoutman nella propria officina mentale fatta di codici, numeri, statistica.

Non capita molto spesso che uno scoutman o un responsabile di un area tecnica apre le porte rivelando cosa si ‘nasconde’ dietro i numeri che leggeremo (e apprezzeremo) e cosa si nasconde invece dietro quelli che non leggeremo mai. In molti sottovalutano il loro lavoro, personalmente credo che le considerazioni sulle loro capacità sono semplicemente valutabili, laddove ce ne sia bisogno, nel lavoro che leggerete. Perché se è vero che i dati vanno interpretati, in maniera giusta o sbagliata che sia, bisogna pur averli. E averli senza un metodo, senza una peculiare cura delle norme che lo regolano, significa anche non avere un principio metodologico di riferimento.

La risorsa umana in questo fa la differenza e la passione ci spinge inevitabilmente verso una pallavolo fatta di abnegazione, lavoro, dettaglio, studio, collaborazione, confronto, innovazione, discussione.

Ecco: La Pallavolo.

Il tecnicismo contenuto in questo articolo o nei file contenuti in questa pagina porterà ad un confronto, magari.

A disposizione. Grazie! Buona Lettura.

Il file è totalmente leggibile attraverso questa pagina. Potete richiederlo qui , nella sezione contatti, presentandovi e  mettendo un flag a ‘FOCUS su MATCH ANALYSIS.pdf”.

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Pallavolo - Focus sul Match Analisys_frt

Profilo dell'autore

mario scappaticcio, @maticciofive
Allenatore ed ex giocatore di pallavolo.
Appassionato di tecnologia, informatica ed informazione.
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matesevolleycamp.it

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