I cinesi di Great Wall sono interessati alla Fca di Marchionne

I cinesi di Great Wall sono interessati alla Fca di Marchionne

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Jeep Renegade

Fiat Chrysler Automobiles nel mirino dei cinesi? Da una settimana si rincorrono le voci su un interesse delle case automobilistiche del Dragone a inglobare pezzi di Fca o l’intera compagnia e il titolo del gruppo guidato da Sergio Marchionne vola in Borsa. Nelle ultime ore si è aggiunto un tassello in più. Il sito statunitense Automotive News, specializzato nel settore dei motori, dichiara di aver ricevuto una mail dal presidente del gruppo cinese Great Wall Motor, Weng Fengying, in cui afferma di essere interessata ad acquistare Jeep e in contatto con Fca. Per l’ufficio di corrispondenza della Reuters a Pechino, Great Wall, settimo produttore di auto in Cina per grandezza, potrebbe proporre un’acquisizione dell’intero gruppo del Lingotto.

Fca ha smentito l’offerta in un comunicato ufficiale. L’azienda dichiara “di non essere stata approcciata da Great Wall Motors riguardo al brand Jeep o ad altre questioni relative al suo business” e di essere concentrata sul piano industriale 2014-2018. Ai cinesi Jeep interessa per scalare le classifiche dei produttori di suv e migliorare la propria posizione a livello globale. L’anno scorso sono stati venduti 1,4 milioni di Jeep, una ogni tre fuori dagli Stati Uniti. Nonostante i manager si siano dichiarati fiduciosi di poter raccogliere fondi a sufficienza per proporre un’offerta vantaggiosa, Great Wall genera meno entrate di Fca, mentre la capitalizzazione delle due società è all’incirca la stessa. Inoltre il governo statunitense non lascerebbe mano libera a un’incursione dei cinesi su uno storico marchio a stelle e strisce.

Invece di spingere Fca nelle braccia di un corteggiatore orientale, il dichiarato interesse di Great Wall potrebbe accelerare un consolidamento del gruppo proprio negli Stati Uniti. Nonostante alle voci di proposte dalla Cina il Lingotto abbia risposto prima con un “no comment” e poi con una smentita, il titolo ha beneficiato in Borsa di una risalita che segna un +8% rispetto all’andamento dell’ultimo mese. La casa automobilistica torna sotto i riflettori. Insieme a un dossier caro a Sergio Marchionne: la fusione di Fca con General Motors.

L’amministratore delegato di Fiat Chrysler ha ricevuto solo porte in faccia dalla numero uno di Gm, Mary Barra, e dopo vari tentativi di abbordaggio nel 2015, l’offerta di nozze è tornata nel cassetto. Oggi l’aria che tira negli Stati Uniti è favorevole al matrimonio tra campioni nazionali. Trump ha costruito la sua campagna elettorale sul rafforzamento dell’industria a stelle e strisce, ma finora ha combinato poco e niente, smantellando solo le nuovi leggi sull’ambiente che i costruttori di auto avrebbero dovuto rispettare. I capi azienda non lo stanno a sentire e gli investimenti in Messico, additato come la causa dell’emorragia di nuovi posti di lavoro negli Usa, non accennano a calare.

Anzi, nei primi sei mesi dell’anno la produzione di automobili in Messico è cresciuta del 16%, mentre negli Stati Uniti è calata del 5%. Le stesse Fca e Gm stanno producendo nuovi modelli proprio negli stabilimenti in America centrale e anche se a parole gli stanziamenti negli Usa cresceranno, la fortuna del Messico non si ossida. Per questo motivo l’acquisto di Jeep da parte dei cinesi sarebbe uno smacco che Trump non potrebbe permettersi. In quest’ottica, riprende quota l’opzione General Motors, che troverebbe alla Casa Bianca orecchie più disponibili ad ascoltare questo progetto che durante l’amministrazione Obama. Per Marchionne la fusione potrebbe essere una buona exit strategy nel 2019, anno in cui lascerà i vertici di Fca, come ha confermato il presidente John Elkann ad aprile.

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Netflix: il trailer di "The Punisher" è nascosto alla fine di "The Defenders"

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La serie Marvel "The Defenders" è disponibile solo da ieri. Non saranno quindi molti ad avere già concluso la visione di tutti gli 8 episodi che la compongono. Netflix ha inserito una sorpresa per tutti coloro che proseguiranno la visione oltre i titoli di coda dell'ultimo episodio. Il colosso dello streaming ha deciso di premiare gli utenti più voraci e pazienti con un'anticipazione sulla serie "The Punisher", il personaggio Marvel già comparso nella seconda stagione di Daredevil e molto ben interpretato da Jon Bernthal.

Nel breve spezzone (si tratta di un "teaser trailer") Frank Castle, il protagonista della serie, ripercorre i tragici eventi del suo passato, quelli che lo hanno portato a diventare l'anti-eroe per eccellenza e ad intraprendere la sua vendetta. Nel cast saranno presenti anche Deborah Ann Woll, Daniel Webber, Jason R. Moore, Paul Schulze, Jamie Ray Newman ed Ebon Moss-Bachrach. La serie debutterà entro la fine dell'anno: secondo alcune indiscrezioni si parlerebbe di novembre.


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No vaccino? Niente iscrizione alla scuola dell’infanzia

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(Foto: pixabay.com)
(Foto: pixabay.com)

La circolale pubblicata dal ministero della Salute ribadisce il divieto di accesso al nido o alla scuola dell’infanzia ai bambini non vaccinati. Con lo stesso documento sono stabilite le regole per l’esenzione dalle norme imposte dal decreto vaccini, il decreto legge 73 del 7 giugno 2017 convertito dalla legge 119 del 31 luglio 2017.

Si tratta di un documento che aiuta a fare chiarezza a ridosso dell’inaugurazione dell’anno scolastico 2017/2018 ma non seda la polemica che divide in due persino gli ambienti scientifici.

Al medico di base o al pediatra il compito di certificare che un bambino non può essere vaccinato, così come riportato nella circolare: “le vaccinazioni obbligatorie possono essere omesse o differite ove sussista un accertato pericolo per la salute dell’individuo” .

Chi è immune per avere già contratto la malattia può non vaccinarsi ma, in tale caso, è necessaria la notifica che il medico ha inviato all’Asl di riferimento o un certificato rilasciato dal medico o dal pediatra.

Il divieto si applica anche ai figli di chi ha pagato la sanzione prevista, che evita l’obbligo di vaccinazione ma non apre le porte dei nidi e delle scuole dell’infanzia fino al momento in cui la vaccinazione non sarà stata somministrata.

Il divieto di iscrizione non vale per le suole dell’obbligo, quindi per la scuola primaria, quella secondaria di primo grado e di secondo grado e le scuole di formazione professionale. La nota precisa che i soggetti non vaccinabili saranno inseriti in classi composte da minori immunizzati o vaccinati.

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Google Foto si aggiorna alla versione 3.3, ecco le novità

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Google Foto ha ricevuto l'aggiornamento alla versione 3.3 per dispositivi Android, senza introdurre modifiche particolarmente evidenti agli occhi degli utenti ma comunque importanti al fine di migliorarne l'esperienza di utilizzo.

Accedendo alla schermata delle impostazioni, le opzioni di notifica sono state raggruppate, ed è stato aggiunto un pulsante che permette la selezione multipla delle immagini da condividere. Analizzando invece il teardown di versione, sono emerse stringhe di codice finora sconosciute relative a nuove funzioni per la creazione di filmati a tema e regole avanzate per il salvataggio automatico delle librerie condivise.

Google Foto 3.3 è già disponibile tramite Play Store come aggiornamento automatico o attraverso il download dell'applicazione.


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Bitcoin dallo Spazio, ecco i satelliti per accedere alla criptovaluta anche se non hai Internet

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(Foto: Antana/Flickr)

Il giorno di Ferragosto la società Blockstream ha annunciato l’avvio di un programma satellitare in grado di dare accesso ai bitcoin da (quasi) qualunque punto della Terra. Il sistema, battezzato Blockstream Satellite, si trova attualmente in versione beta ed è accessibile da tutta Europa e anche dall’Africa, così come da gran parte del continente americano.

La circolazione della moneta elettronica e il sistema di autenticazione delle transazioni in bitcoin sono garantiti, fin dall’origine della criptovaluta nel 2009, attraverso un sistema decentrato che poggia sull’infrastruttura della rete Internet. Senza connessione, in altri termini, non c’è modo né di fare compravendite e nemmeno di svolgere il cosiddetto data mining.

L’ambizione del progetto Satellite è di superare questo limite, rendendo i bitcoin una valuta davvero universale e consentendo l’accesso anche a tutte le persone che – a causa dell’assenza di una connessione Internet – fino a oggi sono rimaste escluse dal mercato. In molti casi, tra l’altro, i Paesi in cui manca l’infrastruttura Internet sono anche quelli economicamente meno stabili, in cui dunque si avrebbero i maggiori benefici dall’utilizzo della criptovaluta.

L’accesso standard alla Rete viene dunque sostituito con un collegamento a satelliti geostazionari, anche se l’operazione non è affatto banale. Dal punto di vista tecnico, i satelliti noleggiati dall’azienda sono stati configurati per consentire a chi sta a terra di scaricare la cronologia delle transazioni di tutta la rete, ossia le informazioni necessarie per dare origine a un nodo funzionante della rete bitcoin.

Per essere effettivamente abilitato al servizio, tuttavia, ogni utente dovrà equipaggiarsi con un’opportuna strumentazione hardware, che include un ricevitore satellitare (una parabola analoga a quella utilizzabile per i canali televisivi), un computer o un altro sistema dedicato come Raspberry Pi, e un dispositivo Usb che consenta al computer di acquisire i segnali satellitari trasmessi in radiofrequenza.

Tutta l’attrezzatura, secondo un portavoce dell’azienda, dovrebbe avere un costo di un centinaio di dollari, escludendo il computer. Sul versante software, il sistema satellitare sfrutta la piattaforma open source Gnu Radio, utilizzando il protocollo Fibre (Fast Internet Bitcoin Relay Engine) e garantendo il contenimento dei costi.

L’altro aspetto tecnicamente delicato è la trasmissione dei dati relativi alle transazioni. Il modo più semplice sarebbe sfruttare una connessione Internet ma, dato che questa è spesso assente o troppo costosa nelle aree a cui in progetto punta, sono in fase sperimentale dei sistemi di comunicazione alternativi e non convenzionali per il mercato bitcoin, come gli sms o la connessione satellitare bidirezionale. I dati da trasferire per una singola transazione sono dell’ordine dei 250 byte, e i costi di una singola trasmissione dovrebbero essere ridotti a qualche centesimo. Resterà invece completamente gratuito il download delle informazioni dai satelliti.

Dopo una dimostrazione operativa nel deserto del Sahara, i vertici dell’azienda sono convinti che presto qualunque persona sulla faccia della Terra potrà, se lo desidera, accedere al sistema bitcoin. Entro la fine dell’anno è previsto il passaggio alla fase 2 del progetto, in cui verranno presi in affitto altri satelliti per coprire i continenti ancora esclusi. Alla fine resteranno fuori solo parte degli oceani e l’Antartide, ma per ragioni di sostenibilità economica a causa della scarsa utenza più che per impossibilità tecnica.

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(Immagine: Blockstream)

Ma da dove arriva il sostegno finanziario, e il ritorno economico, di questo progetto? Nulla di sicuro, ma Blockstream è pronta a scommettere che le aziende che si occupano di data mining siano disposte a pagare fior di quattrini pur di avere un sistema di backup globale che sia totalmente indipendente dalla rete Internet.

A confermare il valore del progetto è stato anche Tim Akinbo, possessore dell’unico nodo Bitcoin attivo presente al momento in Africa. “Non si tratta solo del grande potenziale nel portare i Bitcoin in regioni del mondo non ancora connesse a Internet”, ha dichiarato a Bitcoin Magazine, “ma anche di creare un accesso ridondante al sistema Bitcoin, da sfruttare in caso di guasti alla rete Internet”.

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